Non si hanno molte notizie certe su questo edificio adiacente a Palazzo Parravicini De Lunghi.

Giovanni Guler (storico e governatore della Valtellina nel 1587-1588) lasciò scritto nella sua celebre descrizione del 1616: «In questo paese di Traona sorgono parecchi palazzi importanti e signorili e fiorisce numerosa la nobiltà».

Gian Battista Gianoli, studioso di arte e storia della Valtellina, annotava nella Guida artistica della provincia di Sondrio del 1953: «Distribuite qua e là nel paese, sorgono case del Quattro-Cinquecento, tutte di bella architettura con pitture e legni intagliati. Anche il vecchio municipio è un antico palazzo, che contiene originali soffitti e pitture a soggetto mitologico».

I Parravicini: il nome e lo stemma

Questo palazzo risale al Seicento, secolo in cui a Traona risiedeva un gran numero di gentiluomini della nobile discendenza dei Parravicini. Questo illustre casato pare abbia origine da un celebre eroe che si chiamava Paravicino, consigliere segreto di Carlo Magno ai tempi della sua incoronazione in Italia (25-12-800) e uno dei dodici paladini del suo seguito, chiamati Pari.

Nel palazzo compare diverse volte lo stemma di questa famiglia: un candido cigno dipinto su uno scudo rosso. Gli antichi intravedevano nel candore del cigno la virtù della lealtà e nel rosso l’audacia e la nobiltà della fiamma che tende sempre verso l’alto. Il cigno migratore, vista l’importanza che questa famiglia ebbe a Traona, prese il posto della raffigurazione di sant’Alessandro nello stemma comunale.

L’avello sepolcrale del V secolo

Nel giardino del palazzo Parravicini, durante lavori di scavo nel 1986, è venuto alla luce un avello sepolcrale scavato nella viva roccia, risalente al V secolo. Si tratta di uno dei pochi reperti archeologici di quest’epoca scoperti in Bassa Valtellina che conferma l’antichità di Traona.

Questo avello risale infatti all’ultimo periodo della civiltà romana e testimonia la presenza di abitanti a Traona in quest’epoca storica. Gli avelli sono delle pietre scavate in una zona rocciosa. Ci sono due tipi di avelli: quelli scavati nei massi erratici (massi isolati, anche di grandi dimensioni, lasciati dal ghiacciaio) oppure avelli scavati nella roccia affiorante dal terreno (avelli rupestri).

L’avello di Traona è del secondo tipo, è stato scavato nella roccia affiorante e lo si può vedere anche dalla parte di pietra piana unita al bordo del sepolcro. Quello di Traona non è l’unico avello in provincia di Sondrio; ne è stato trovato un altro a San Pietro Berbenno, paese a circa 20 km da qui, verso Sondrio.

L’avello traonese poteva essere servito come tomba da sepoltura. Le sue misure sono 192 cm di lunghezza, 85 cm di larghezza e 51 cm di profondità. Le estremità sono semicircolari ed ha un’orlatura di 14 cm ben levigata, capace di ricevere il pesante coperchio, di cui però non è stata trovata traccia. Il fondo presenta una parte rialzata di circa 5 cm a mo’ di cuscino.

L’avello nella parte inferiore presenta un foro, segno che è stato utilizzato per un periodo anche come abbeveratoio per il bestiame.

I portoni e il cortile interno

Un ampio portone sul lato est testimonia l’utilizzo di parte del palazzo, dotato di belle sale, stanze di abitazione e giardino, anche per la conservazione dei raccolti agricoli, non meno di quanto le ampie cantine testimonino la produzione di vino, determinante fonte di reddito per l’economia della valle e del paese.

Il grande portone d’accesso, sul lato nord, da via Parravicini introduce in un ampio cortile con un loggiato sorretto da colonne di granito con soffitto a volta. Le case patrizie avevano di solito un cortile interno che dava in una vasta sala con camino, nelle “canepe” e in profonde cantine, ancora presenti e ben conservate in questo palazzo. Il pavimento del cortile è acciottolato e crea forme geometriche.

Le sale dei camini

Nei locali del piano terreno, ora occupati da uffici comunali, destano interesse il camino e il soffitto a cassettoni in legno dell’ufficio ora adibito ad Anagrafe.

Nella seconda stanza vediamo un grande camino con lo stemma della famiglia Parravicini tra preziosi stucchi e, nel muro, un “lacerto” che lascia vedere i sassi di costruzione. La terza saletta è oggi l’ufficio del sindaco.

Il Salone dei Re

Un’elegante scala in sasso conduce al primo piano dove, poco prima di raggiungere il balcone, è possibile accedere al “Salone dei Re”, attuale sala delle riunioni del Consiglio Comunale, così denominato per la presenza nel soffitto di quattro medaglioni raffiguranti re e imperatori.

Questo salone, nel corso degli anni, è servito come cinema e casa popolare. Nel 1963-1964, infatti la sede del Municipio si trasferì da questo palazzo ad uno stabile di moderna costruzione in Piazza Caduti, dove rimase fino al 1999 quando ritornò ad insediarsi in questo edificio.

Il salone, di pianta rettangolare, ha il pavimento originale con piastrelle in cotto lombardo. Sul soffitto vi sono tre dipinti con soggetti mitologici, incorniciati da preziosi stucchi a carattere floreale e geometrico che si estendono nell’intero soffitto.

Il dipinto posto a levante è a forma circolare ed è circoscritto da una cornice. Rappresenta Apollo, dio del Sole, avvolto in un mantello rosso; nella mano sinistra ha due frecce e nella mano destra tre piccoli uomini. Sotto di lui sono dipinti due putti; quello a destra regge la cetra, quello a sinistra l’arco.

Il dipinto volto a ponente (ovest), di forma rettangolare, raffigura una giovane fanciulla alata sospesa tra le nuvole; ha una corona di rose in testa, nella mano destra tiene un mazzolino di fiori, mentre la mano sinistra è appoggiata ad un cesto floreale. Si tratta di Flora, antica dea italica della Primavera, stagione in cui, narra Lucrezio, la dea seguiva Zefiro, dio dei venti raffigurato nel dipinto da due putti intenti a soffiare, spargendo per tutto il cammino fiori variopinti.

Particolarmente pregevole è l’affresco centrale che rappresenta il mito di Andromeda, la quale, incatenata ad uno scoglio, sta per essere sacrificata al mostro marino per placare l’ira di Poseidone. La scena raffigura il momento in cui Perseo, in groppa a Pegaso, il cavallo alato, passando di là di ritorno dopo aver sconfitto la Medusa, vede la giovane Andromeda che sta per essere assalita dal mostro e la salva mostrandogli la testa della Medusa che lo tramuta in pietra.

L’intero dipinto è abbellito da quattro medaglioni affrescati raffiguranti re e imperatori di epoca carolingia: Carlo Magno, figlio di Pipino il Breve, re dei Franchi; Lotario, nipote di Carlo Magno; Grimualdo, che divenne re dei Longobardi, sopra il quale troneggia uno stemma in stucco dei Parravicini; Astolfo, anch’egli re dei Longobardi, sovrastato dallo stemma in stucco dei Vicedomini.

  • BIBLIOGRAFIA:
  • Giornate Fai di Primavera 2017, Istituto Comprensivo di Traona, Comune di Traona, Polaris Sondrio, 2018