Cronistoria della costruzione della chiesa di S. Alessandro

Anno 1286. Esisteva già la chiesetta sul colle, filiale di S. Stefano di Olonio, orientata, secondo la tradizione da est a ovest.

Anno 1441. Con la fondazione della Parrocchia, la chiesa aveva già una struttura completa d’aula con presbiterio, campanile e porticato sui lati.

Anno 1508. La Parrocchia acquistò per il parroco il ronco del “Pentì” da Gosparino de Paravicini di Caspano, che comprendeva la casa d’abitazione con annessa la chiesa di San Nicolò: questa fu poi inglobata nella canonica.

Anno 1604. Usurpata dai riformati la chiesa della SS. Trinità nel piano di Traona, si procedette all’ampliamento della chiesa di S. Alessandro. Dell’antica chiesa, oltre al colonnato a sud, si conservò il campanile e la rotonda dell’abside con i suoi aggraziati archetti. Sopravvisse anche il marmoreo Agnus Dei della facciata antica che venne poi inserito sulla facciata ovest della nuova costruzione.

Anno 1690. Dopo quasi un secolo il tempio è completo, il 30 aprile 1690 viene solennemente consacrata la Chiesa di S. Alessandro.

Contenuto dell’abside

A partire dal 1604 iniziarono i lavori di ampliamento della chiesa. Non si sa, però, chi sia l’autore del progetto. È certo che, prima dei nuovi lavori, si procedette alla demolizione del tetto e della parete a monte del preesistente tempio. La costruzione della nuova chiesa portò, purtroppo, al crollo della volta dell’abside e alla perdita degli stupendi affreschi raffiguranti Cristo che incorona la Vergine Regina del Cielo e della Terra, attorniata da un coro di angeli musicanti con i loro strumenti, di cui rimangono solo pochi frammenti.

Tali affreschi vennero realizzati nella prima metà del Cinquecento dal celebre pittore Gaudenzio Ferrari, giunto in Valtellina poiché aveva sposato, in seconde nozze, la nobildonna morbegnese Maria Foppa. Si ritiene che egli abbia anche dipinto La conversione di san Paolo, visibile tuttora sulla parete di destra, ma molto danneggiata, e un altro affresco, di cui resta solo una scritta didascalica ormai quasi invisibile, forse il primo di una serie di episodi della vita di sant’Alessandro.

Non si conosce, invece, l’autore dell’affresco situato nel riquadro della parete opposta e raffigurante Gesù che cammina sulle acque. Il pittore dipinse Gesù che afferra con una mano Pietro che sta annegando; dalla bocca del Cristo, come se fosse un fumetto, fuoriescono le parole in latino che possiamo tradurre così: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” Dall’altra parte c’è una barca su cui si trovano i discepoli (se ne intravedono solo tre). Ma perché Pietro sta annegando e grida: ” Domine, Salvum me fac” (Signore, salvami!)?

Pietro, narra l’evangelista Matteo, in questo episodio si trova sulla barca con gli altri discepoli, ma dubita che la persona davanti a sé sia davvero Gesù; allora gli chiede di poter andare incontro a lui camminando sulle acque. Gesù gli risponde di sì. Pietro scende dalla barca ma, spaventato dal vento, rischia di annegare. Ed eccolo che, come mostra l’affresco, viene afferrato da Gesù.

Nell’abside si trovava l’altare principale, dedicato a S. Alessandro. Nella chiesa ve ne erano poi altri tre, oltre al fonte battesimale. Purtroppo, nessun altare è rimasto e l’antica abside non fu mai restaurata.

Nel Seicento questa abside divenne sede dell’Oratorio della Confraternita del Santissimo Sacramento, spostato in seguito in una nuova costruzione nella parte opposta della chiesa. A sua testimonianza rimane il dipinto nell’abside, raffigurante un gruppo di Confratelli vestiti di rosso in adorazione dell’Eucarestia.

  • BIBLIOGRAFIA:
  • Songini, don Domenico, “Storia e… storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001
  • Giornate Fai di Primavera 2017, Istituto Comprensivo di Traona, Comune di Traona, Polaris Sondrio, 2018